Giorno 7: Bangkok. Being local for one day.

Come ogni sabato Joe torna a casa dei suoi, circa 40 chilometri a nord di Bangkok. Ci resterà tutto il fine settimana. Io posso comunque dormire qui stasera e partire domattina. Per lui non è un problema.
Questa è una di quelle volte in cui ci si conosce come couchsurfer e ci si lascia come amici. Abbiamo riso e ci siamo presi in giro come se ci conoscessimo da tempo. Abbiamo fatto festa e ci siamo ubriacati insieme. Mi ha fatto vivere la vita notturna di Bangkok come uno del posto, mi ha consigliato il cibo più buono, mi ha insegnato qualche frase in thai per potermela cavare con i venditori, mi ha aiutato in tutto ciò che ha potuto per rendermi il viaggio più piacevole. Joe ha riposto una fiducia enorme in me senza dubitare per un secondo e per questo gliene sono grato. É un punto di riferimento per me qui a Bangkok, passerò a salutarlo al ritorno verso nord.
Ho deciso infatti di visitare prima la parte a sud della Thailandia, famosa per le spiagge, le isole da sogno e le feste. Poi ripasserò da Bangkok per dirigermi a nord, dove troverò templi, giungla, montagne.
Aiuto Joe a caricare l’auto e lo saluto, con la speranza di poterlo io ospitare se decidesse di venire in Toscana.
Mentre salgo in casa penso divertito all’inversione di ruoli che si è creata: è lui che parte e io che torno in casa!

Nel pomeriggio vado a visitare il JJ Market, uno dei mercati più grandi al mondo, che si trova nella zona nord di Bangkok. Sono là con una mezz’ora di metro. Subito fuori l’uscita iniziano i banchi dei venditori, che si stendono a perdita d’occhio.

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Un anello esterno serve da “tangenziale” per smistare i migliaia di avventori nel labirinto di stradine interne. C’è davvero da perdersi, per questo ci sono cartelli indicatori.

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Gli odori di cibo fritto o arrosto si mescolano con quelli di saponi, profumi, pellami e spezie. É un pot pourri di genti, oggetti, lingue, colori, odori. Mi faccio strada fra la folla prendendo direzioni casuali, dato che è impossibile seguire uno schema, riuscirò solo a visitarne una piccola parte.

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Mi soffermo su alcuni pantaloni e maglie di cotone grezzo ma non trovo niente che mi vada bene. Mangio una specie di french toast con salsa all’aglio e bevo un paio di bottigliette di probiotico offerto dalle hostess di qualche marca thailandese.

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Sono interessato a un’amaca leggera da portare nello zaino, può sostituire la tenda quando decida di fare qualche escursione. Ma costa troppo, non vale la pena. Giro ancora finché i banchi iniziano a chiudere, poi riprendo la metro verso casa.
Mi fermo a comprare la cena. Sawadee, paj tai mangsauilapt sai kai, ko kun krap. Sembra che la signora abbia capito davvero quello che ho detto, che non sono sicuro nemmeno io. Mi consegna un pacchetto di noodle saltati con verdure, uovo, tofu e chili e io le do i 40 baht tutto contento di essermi fatto capire.

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Preso dall’eccitazione passo anche a prendere il riso col mango, che non riuscirò a mangiare stasera. Joe mi ha lasciato in frigo dell’insalata da finire, che lui torna tra qualche giorno.
Accendo la TV su un canale di cui non capisco niente, taglio l’insalata, mi siedo in terra e mangio sul tavolino porta-computer. Proprio come farebbe un Bangkocchiano. O come si dice.

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