Giorno 8: Bangkok – Phetchaburi

Uscire da una grande città in autostop è sempre difficile. La gente è più diffidente, molti restano nei paraggi o si fermano in quartieri periferici, il traffico frenetico non aiuta a essere preso su. Ma la fortuna aiuta quelli che sorridono, diceva un libro.
Lascio casa di Joe, metto le chiavi nella cassetta delle lettere e prendo il pulmino rosso fino a Lumphini Park, quello della protesta. Da lì prendo un altro bus per Rama 2, una strada alla periferia di Bangkok, ancora piena di incroci, semafori, negozi, ma verso sud si trasforma in una specie di superstrada.
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Mi faccio lasciare di fronte a una stazione di servizio che mi ha consigliato Joe (continua ad aiutarmi per SMS) e inizio a chiedere a quelli che fanno benzina. L’unico modo è pronunciare solo il nome della città dove si deve andare e vedere cosa rispondono. Chai si, mai no. Facile. Ma la maggior parte mi risponde “minibus” e mi indica la stazione dei pullman. Mai minibus, gli dico e mostro il foglio che mi ha preparato Joe.
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Una difficoltà aggiuntiva sono le venditrici di biglietti della lotteria, che abbordano i guidatori prima di me, e restano al finestrino per convincerli a comprare. Sono anche abbastanza brave, ne vendono molti. Io aspetto in fila che abbiano finito e poi faccio la mia richiesta.
Dopo un quarto d’ora trovo il mio passaggio, dritto fino a destinazione. Nell’auto ci sono già 4 persone, ci dobbiamo stringere un po’. Alla guida c’è un ragazzone sui 25 anni, si chiama Benc. A fianco c’è una ragazza, Amp, dietro siedono un adulto e un bambino.
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I due davanti parlano qualche parola d’inglese, per cui facciamo le presentazioni di rito, dove fai, cosa fai, quanto stai in Thailandia… Poi scopro che Benc suona la chitarra in un gruppo jazz, mi dà il nome perché lo cerchi su YouTube, ma credo di averlo scritto male perché non trovo niente. La ragazza ha una suoneria del cellulare un po’ strana, tipo versi di animali, e quando squilla tutti si mettono a ridere.
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Chiamo Roong, la mia host a Phetchaburi. La faccio parlare con Amp perché si accordino su dove lasciarmi e come raggiungere casa sua. Mi verrà a prendere lei di fronte a un 7-eleven. Ringrazio i ragazzi e li saluto.
Roong arriva con una berlina nera e i vetri oscurati, mi riconosce e mi fa salire. L’auto profuma di nuovo. In pochi minuti siamo a casa, una zona alla periferia della città. É una casa grande e moderna, a tre piani. image

Dietro una vetrata ci sono due pianoforti, qualche chitarra e altri strumenti musicali. Roong insegna a suonare il piano ai ragazzi. Il suo cane, Hanna, mi salta addosso appena mi vede, scodinzolando e sbavando. É un cucciolone di 5 mesi, di una razza che non ricordo, ma di quelle stile cavallo.
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C’è una camera tutta per me al piano di sopra. Anzi, posso scegliere tra varie camere, tutte libere e nuove di zecca. Roong sta trasformando la casa in un ostello, ma finché non è pronto ospita con couchsurfing. Posso restare solo stanotte, perché domani andrà a Bangkok. Un altro couch mi ha accettato ma non può ricevermi prima del 20. Magari trovo un ostello se decido di restare a Phetchaburi un altro giorno. Poi, mentre parliamo di couchsurfing viene fuori che anche un suo amico è iscritto, magari lui può ospitarmi. Lo contatta subito, per lui non ci sono problemi, domani mi trasferirò in casa sua.
Mentre beviamo un tè con latte e ghiaccio sento un rumore familiare. Guardo fuori dalla vetrata. É una Vespa! Con sopra Goong, un’amica di Roong.
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Circolano diverse Vespa qui in Thailandia, tutte importate dall’India, dove venivano prodotte fino a poco tempo fa col marchio Piaggio, poi diventato LML, qui. É una LX 150, automatica. Kung parla inglese quasi senza accento, ha studiato cinema in Canada ed è tornata per lavorare come film maker indipendente.
Ceniamo fuori, ma prima le ragazze vogliono farmi fare un giro della città. In sella ai loro scooter, s’intende. Salgo dietro a Roong, sul suo Scoopy.
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Il giro turistico prevede un tempio buddista che però è chiuso, la Chinatown locale, il fiume, la residenza estiva del re (in Thailandia c’è il re, sì).
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Ci incontriamo a un ristorante con Eric e sua moglie Laura. Lui è thai-americano, lei inglese, si sono trasferiti qui da tanti anni e insegnano. Vivono in una fattoria in campagna, con tanti animali e poche comodità. É perfetto!
Mangiamo, ridiamo, beviamo birra Chang, programmiamo una breve gita per domattina.
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La coppia non lavora al momento perché stanno per trasferirsi in Europa. Anche Roong e Goong stanno pianificando un viaggio dalla Russia alla Spagna, passando per la transiberiana. Mi sento molto a mio agio in questo gruppetto, sono accoglienti e simpatici. Mi sorridono spesso, parlano quasi sempre in inglese per non escludermi, mi fanno sentire uno di loro.
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Per le dieci siamo a casa. Goong resta a dormire con Roong stasera, non ha voglia di tornare a casa sua.
Do la buonanotte alle ragazze e salgo di sopra. Sono il primo ospite di Roong, sia su couchsurfing che nel suo futuro ostello. Farò da tester, mi dice: devo farle notare cosa cambierei. Mi piace!
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