Giorno 9: Phetchaburi. Go with the flow.

Un bagno nel fiume non può mancare in un viaggio che se rispetti. Ricordo ancora i giorni trascorsi accanto al fiume Rama Negra a nord di Buenos Aires, nell’ecovillaggio di Leonardo Jara. Era stato l’inizio di un viaggio spettacolare, per cui diciamo che è di buon auspicio, almeno per me.
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Abbiamo riformato il gruppo di ieri sera e siamo partiti alla volta del Parco Nazionale di Kaeng Krachan, a un’ora di macchina da Phetchaburi.
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Ci fermiamo a pranzo nella locanda di Dear, un’amica di Goong. image

Siamo ai confini del parco, ma una folta giungla avvolge il paesaggio. Poco distante dalla locanda scorre il fiume che dà il nome alla città. É questa l’attrazione principale di questa zona. Non tanto per i turisti stranieri, ma per la gente del posto. Gli sport preferiti dai locali sono due: lanciarsi su una zipline da un lato all’altro del fiume, e lasciarsi trasportare dalla corrente per qualche chilometro con indosso un giubbetto salvagente (per i mulinelli).
Iniziamo dal primo.

Poi lasciamo vestiti e fotocamere nel fuoristrada di Dear e ci abbandoniamo al fiume.
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Sdraiato a pancia insù guardo il paesaggio scorrere: foglie, rami, il sole nel mezzo alle foglie, capanne di legno, foglie grandi, palme, cielo, un tempio buddista, bambini, scivoli per tuffarsi, foglie che galleggiano, liane, copertoni come altalene. Peccato non avere la fotocamera con me. Mi rilasso, chiudo gli occhi, poi li riapro per vedere se vado a sbattere contro qualche tronco galleggiante. Gli altri sono vicini, ogni tanto ci chiamiamo per nome. La corrente ci spinge veloce, basta lasciarsi trasportare. Non devi far niente.
“Hold on to the rope, we’re at the guesthouse”, siamo già arrivati. Ci teniamo alla cima e ci trasciniamo a riva. Ci asciughiamo al sole, mangiamo dei frutti bianchi e dolci, poi torniamo verso casa.

Stasera mi trasferisco da Eric e Lauren. In realtà Roong ha cancellato l’impegno che aveva e potrebbe ospitarmi, ma mi sono già messo d’accordo con gli altri. E poi mi va di stare in campagna, non so quante altre possibilità avrò da queste parti. Preparo lo zaino mentre gli altri dormono, suonano qualche strumento o giocano col cane. Prima di lasciare casa mando qualche altra richiesta di couch.
I ragazzi vogliono farmi vedere il mercato locale e poi andare a cena. Non è grande come quello a Bangkok ma anche quindi vende di tutto.
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Mi fermo a diversi banchetti e compro paj tai, tofu fritto, riso al latte di cocco cotto dentro a un bambù, omelette con delle erbe. image

Mangio mentre cammino. Gli altri preferiscono andare in un posto che conoscono per cena. É un ristorante all’aperto tipico, con la fontana di pietra fuori, il pavimento di stucco lucido, la TV che trasmette una telenovela tailandese, l’odore di curry e lemon grass che sale dai piatti fumanti. Io prendo solo una birra. Ai ragazzi invece portano un fornello con una pentola d’acqua e dei piatti di cibo crudo. Carne, uovo, verdure, spezie, noodle. Si mettono tutti gli ingredienti dentro alla pentola e si aspetta 20 minuti. Nessuno ha fretta qui.
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Dopo cena saluto le ragazze e salgo sulla moto di Eric. Pochi chilometri e inizia la campagna. É buio non su vede molto. Solo le sagome delle palme e di qualche casa. La strada è piena di buche. Svoltiamo a destra, facciamo un tratto di sterrato e arriviamo. La casa ha le imposte di legno scuro e la retina per le zanzare alla porta d’ingresso. Ci vengono incontro diversi gatti, sono tutti di Eric e Lauren. Uno ha il cono di plastica intorno al collo, si era ferito all’occhio col filo spinato e il veterinario l’ha operato. Eric mi avvisa che non troverò le comodità che aveva Roong, che non c’è l’acqua calda, che alle 5 di notte una moschea vicina mi sveglierà con l’altoparlante e che a volte arriva la puzza di un allevamento di papere. Lo rassicuro, mi troverò bene. Un gatto mi si struscia alle caviglie.
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Entro e sistemo lo zaino vicino al divano dove dormiró, sembra comodo. I ragazzi dormono al piano di sopra, ci si arriva con una scala in legno che scricchiola anche quando ci passa il gatto. Il pavimento è in stucco lucido come quello del ristorante.
Ci guardiamo un film, a tecnologia sono messi bene invece, TV, computer, internet wireless.
Do loro la buonanotte, e mi sistemo sul divano.
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Mi devo rannicchiare un po’ ma non si sta male. E poi sento il rumore che fanno i grilli e le papere, è quello che volevo.