Giorno 11: Phetchaburi – Hua Hin

Mi spalmo la crema solare in faccia, sistemo lo zaino dietro la schiena per attutire i colpi e partiamo. Devo tenermi basso per non prendere troppa aria. Il vento mi spettina e mi fa cadere gli occhiali da sole. Mi era già capitato di ricevere un passaggio sul retro di un pickup, ma mai prima d’ora su una superstrada. Tra l’altro è stato uno dei passaggi più facili di sempre. Non sono passati neanche 5 minuti da quando ho salutato i ragazzi alla stazione di servizio, che un uomo mi chiede dove voglio andare. Lui lo chiede a me! Hua Hin, pai duay dai mai kap? Kap! Posso andare con lui. Mi sembra strano che me l’abbia chiesto, non sarà un taxi per caso? Bok rod, autostop, eh! Mi fa cenno di salire sul cassone, mi sa che non è un taxi.
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A parte qualche scossone e i capelli sparati in aria, arrivo a Hua Hin. Mi scarica proprio di fronte all’ufficio informazioni. Entro e mi faccio dare una mappa da una tipa molto annoiata e accaldata. Non ci sono grandi cose da vedere qui, ma è comunque una città turistica, piena di stranieri. Non è che mi ispiri particolarmente, anzi, ho una certa repulsione per le folle di turisti, specialmente se vecchi e grassi con una ragazzina visibilmente minorenne accanto. Però c’è il mare. Voglio riposarmi un paio di giorni sdraiato sulla spiaggia senza fare niente.
Ero quasi deciso a prendere un ostello, dato che nessuno di couhsurfing mi aveva risposto. Ne avevo mandate anche diverse di richieste, ma per un motivo o per un altro nessuno poteva ospitarmi. Ma stamani ho fatto un quarto d’ora di couchsurfing aggressivo e qualcuno che mi ospiti l’ho trovato. Ho scritto anche a quelli che avevano messo “divano non disponibile”, perché a volte si scordano di modificarlo. Ho specificato che anche se non potevano ospitarmi sarei stato contento di prendere una birra o fare un giro. Mi ha risposto una ragazza inglese, Polly. Dopo qualche messaggio viene fuori che il posto ce l’ha ma è solo un pavimento. Eeeeh, fossero tutti questi i mali del mondo! Poteva dirlo prima! A me il pavimento va benissimo, ci metto sopra la coperta presa dall’aereo e starò come un pascià. La incontro stasera alle 19 quando esce dal lavoro (anche lei insegna inglese in una scuola). Mi rinfresco un po’ all’aria condizionata di un Burger King, poi decido di aspettare in spiaggia. Dove finisce la schiera di hotel inizia la spiaggia libera, dove ci sono sì turisti europei, ma anche tanti tailandesi. Mi scelgo un posto meno affollato e mi sdraio al sole, che a quest’ora non è più insopportabile.
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Mi risveglia il ronzio di una zanzara nell’orecchio. É quasi buio, il momento preferito dalle zanzare che si raggruppano in nuvolette grigie avide di sangue. Mi rimetto lo zaino in spalla e vado all’appuntamento con Polly. La incontro per la cena al mercato notturno. C’è solo una parola per descriverla, anzi tre: fuori di testa. image

Vive in una stanza di un hotel, per raggiungerlo la via più breve, secondo lei, è lungo i binari del treno. Mentre camminiamo mi racconta delle feste dove è stata, a sud nelle isole, il Full Moon Party, l’Half Moon Party, insomma ogni occasione è buona per fare baldoria. Arrivati all’Hotel “prende in prestito” un materassino da una sdraio della piscina per portarlo in camera. Dormiró lì sopra invece che sul pavimento.
La camera è grande, ariosa e moderna. Ci vive ormai da 4 mesi.
“Dai, mettiti il costume che facciamo un bagno in piscina”. La piscina ci sta, fa un caldo incredibile anche di sera. Scendiamo, Polly prende la rincorsa e si butta con una capriola in avanti. “Vieni, vieni, è fresca”, urla.
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É un sollievo dopo una giornata al sole, con lo zaino in spalla. Mi sdraio a pancia in su e guardo le luci degli altri hotel, una ruota panoramica, gli ultimi venditori che chiudono i banchi.
“Sauna o bagno turco?”, cosa preferisco? Bagno turco. Polly chiama il tipo della piscina. “To koo Sarawut, can you turn the steam room on, ka?” Sarawut accende il bagno turco e ci fa un mega sorriso con inchino. “Guarda che sorride a te”, dice Polly, “é gay!”.
Venti minuti di vapore, poi un altro tuffo, una partita a biliardino tailandese e una doccia prima di dormire. E pensare che fino a stamani credevo di passare la notte in un ostello da 6 euro accanto alla stazione. Potevo chiedere di meglio?
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