Giorno 18: Ko Tao. Kaochai means cachai!

Le pale del ventilatore si fermano e presto comincio a sudare. Mi devo alzare e aprire porte e finestre per far circolare l’aria, ma ormai non riesco più a dormire. Avevo letto da qualche parte che alcune zone dell’isola non hanno elettricità tutto il giorno e credo proprio di trovarmi in una di queste. Mi faccio una doccia ed esco. Una ragazza mi dà un passaggio fino al molo, dove inizio la ricerca di uno scooter. Hanno più o meno tutti lo stesso prezzo, ma ho sentito varie storie di noleggiatori che al momento di restituire la moto graffiano a proposito la carena e ti chiedono 5000 baht per il danno che tu avresti provocato, altrimenti niente passaporto. I tailandesi non sono così in generale. Avidi e disonesti, dico. Succede solo in posti come questo dove masse di turisti arroganti e irrispettosi hanno contaminato la cultura originaria e hanno trasformato il loro modo di vivere. Oggi cercherò di evitare quel tipo di turista, l’isola nasconde spiagge stupende lontane dal delirio di Soiree.
Trovo una signora gentile che mi noleggia un Honda 125 praticamente nuovo. Mi pare di potermi fidare di lei.
IMG_1057L’idea è di raggiungere il famoso resort abbandonato, ma non è facile arrivarci e molti locali non sanno bene nemmeno dove si trovi. Mentre compro un riso al cocco con mango vedo una ragazza ferma sul motorino che rigira una mappa fra le mani. Le chiedo dove va, ma non lo sa neanche lei di preciso. É cilena. L’accento è inconfondibile, anche se mi parla in inglese. Anche lei vuole allontanarsi dalla calca e vedere spiagge più isolate, per cui decidiamo di andare insieme.
Arriviamo a Laem Thiani, sulla costa opposta a Soiree. L’ambiente è completamente diverso, strade sterrate, nessun venditore, qualche bungalow qua e là. La spiaggia è come mi immaginavo, piccola, racchiusa in una baia verde, sabbia come polvere.
IMG_1059Mentre galleggiamo nell’acqua trasparente parliamo di Cile, dei posti che ho visitato, la Patagonia, Torres del Paine, il rio Baker. La diga che volevano costruire su quel fiume alla fine non l’hanno ancora fatta. Quando passai da quelle parti fui ospite di un avvocato che era un po’ il promotore della protesta contro la diga e mi coinvolse nella manifestazione che aveva organizzato. Sembra che almeno per una volta la popolazione sia riuscita a farsi sentire!
Chiediamo in giro se qualcuno sa come arrivare al famoso resort ma nessuno conosce il sentiero. Mi sa che ci rinuncerò.
Ci fermiamo a mangiare lungo la strada verso sud, in una locanda di strada. Anche Maria è vegetariana e mi consiglia un paio di piatti di curry da provare assolutamente, facendo sostituire la carne col tofu. Il pannang curry è una delle cose più buone che abbia mangiato da quando sono in Tailandia. É una crema fatta con latte di cocco, arachidi e chili, dentro cui cuociono la carne o il tofu e si accompagna con riso bianco e salsa di soia.
Proseguiamo ancora su questo lato della costa, e arriviamo a Shark Bay. Bisogna scendere una lunga serie di scalini e guadare un tratto di mare per arrivare alla spiaggia. Questo scoraggia la maggior parte dei turisti tanto che la spiaggia è semideserta. Ed è ancora più bella della prima. Stessa conformazione da cartolina, con in più una lunga serie di palme che si allungano sulla spiaggia proiettando oasi d’ombra sulla sabbia bollente.
IMG_1062Maria mi racconta di aver passato un mese a Ko Phangan, l’isola più a sud dove andrò domani, in un centro di meditazione e yoga dove si fa anche del volontariato in cambio dell’ospitalità. Voglio andarci anch’io! Solo che non mi resta molto tempo prima che scada il visto e in genere loro prendono gente per periodi lunghi, cachai? Cachai è in dialetto cileno la seconda persona del verbo cachar, capire, e mente Maria lo dice mi rendo conto di una strana assonanza. In thai “capire” si dice kaochai, che più o meno suona uguale. Che sia solo una coincidenza?
Ci godiamo gli ultimi raggi di sole prima di tornare alla civiltà. Maria deve riconsegnare la moto ed è un po’ in apprensione perché ieri è caduta e l’ha sgraffiata. Per quanto poco possano valere questi scooter, se glieli graffi ti fanno pagare un occhio della testa. Quando arriviamo la signora del noleggio se la prende da morire con Maria ma semplicemente perché secondo lei ha parcheggiato male. E forse è un bene, perché è tanto presa da insegnarle come si parcheggia che non si rende conto dei graffi. Giriamo un po’ per le stradine di Soiree, ci riposiamo un po’ in spiaggia, poi andiamo a cena in uno dei pochi ristoranti thai, a prezzi ragionevoli. Prendo lo stesso di oggi e anche un curry verde con la zucca, più liquido, servito dentro a una tazza, anche quello spettacolare.
É stata una giornata tranquilla, nessuno ha voglia di buttarsi nella mischia di svedesi che urlano e fanno flessioni come penitenza di qualche gioco basato sull’alcol. In spiaggia invece i ragazzi locali fanno spettacoli col fuoco e lanciano in aria lanterne di carta spinte dall’aria calda di una fiammella, come mongolfiere in miniatura. Molto più rilassante.
IMG_1063Accompagno Maria al suo bungalow e le auguro buon viaggio prima di tornare alla mia stanza. In moto, stasera.