Giorno 19: Ko Tao – Ko Phangan

Il ferry lascia l’isola di Ko Tao intorno alle 10 e punta dritto verso Ko Phangan. Vedo la spiaggia di Shark Bay scorrere dal finestrino: l’acqua scintilla sotto il sole e risplende di tutte le tonalità di azzurro, turchese, blu. É una giornata torrida, mi godo le due ore di aria condizionata della barca prima di tornare a bollire di calore.
A Ko Phangan mi aspetta la solita schiera di tailandesi con il cartello Taxi, ma ora so come schivarli.
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Mentre cammino fuori dal porto incrocio due ragazzi che camminano nella direzione opposta e sento che parlano italiano. Chiedo loro indicazioni su come arrivare a Ban Khai, che è dove vive Frida, la mia host tedesca a Ko Phangan. I ragazzi mi regalano la loro mappa, a loro non serve più, stanno partendo. Perfetto, non ho bisogno di altro. Cammino un centinaio di metri fuori dal porto e il primo motorino a cui faccio cenno si ferma. É una ragazza tedesca, mi porta fino a Ban Tai, poco più di metà strada. Da lì trovo immediatamente un altro passaggio, uno svizzero che fa il pittore sull’isola. Mi porta più in là di dove deve andare lui per faciltarmi. In realtà non so bene dove devo andare. Frida mi ha scritto nel messaggio di ieri sera: Ban Kai, next to Ban Kai hostel. Solo che nessuno conosce questo ostello, Ban Kai, che tra l’altro ha lo stesso nome del paese, tanto per complicare le cose. Provo a chiamarla ma non risponde. Sapevo che andava a una festa, avrà fatto tardi. Continuo a chiedere in giro ma nessuno sa aiutarmi. Riprovo a chiamare Frida e stavolta la tiro giù dal letto. Solo che non sa aiutarmi nemmeno lei! Le dico i posi che vedo intorno a me ma non li conosce e a quanto pare la sua casa non ha un indirizzo preciso, o comunque, lei non lo conosce. Non so se mi trovo prima o dopo casa sua, per cui non so da che parte andare. Studio un po’ la cartina e credo di capire di trovarmi troppo avanti. Prendo un altro passaggio nella direzione opposta e finalmente passo davanti al Ban Kai Hostel. A quel punto lei scende in strada a recuperarmi.
È una casa ariosa, senza molti mobili.
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Se la dividono Frida, uno spagnolo, una francese e un’americana. Li accomuna il fatto di trovarsi tutti a Ko Phangan fa mesi o anni, senza una particolare attività che non sia quella di passare da una festa all’altra. L’isola è conosciuta per i suoi Full Moon Party, dove si ritrovano giovani di tutto il mondo per ballare due o tre giorni di fila ritmi tecno, goa, psytrance, spesso con l’aiuto della chimica. Visto che i Full Moon erano solo una volta al mese, sono nati tanti altri party paralleli per soddisfare le esigenze di sballo dei turisti: half moon party, black moon party, jungle party, jungle party, waterfall party. Ce n’é uno quasi ogni sera.
Frida è tornata stamani alle 9 dalla festa di ieri sera, quindi mi chiede di scusarla se adesso va a dormire.
Trascorrono il pomeriggio e la sera in casa a riposarmi, mandare e-mail, programmare i prossimi giorni. Faccio compagnia a Karen, la ragazza francese, che sta cucinando dei cracker e delle torte senza glutine da vendere a un ristorante. Ha passato un anno qui e vorrebbe tornare o cambiare posto, ma non ha i soldi per il volo e cerca di tirar su qualcosa con dei lavoretti saltuari. Pablo, lo spagnolo, si guadagna da vivere giocando a poker online. Anastacia non ho ancora capito.
Frida si sveglia alle otto di sera e mi invita a uscire con degli amici, ma domani voglio svegliarmi presto per girare l’isola col motorino. Mi sistemo sul divano e mi addormento presto.
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